| RIAPRIRE L'OSPEDALE DI TREBISACCE |
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La sospensione di alcune attività all’interno del presidio ospedaliero di Trebisacce determinatasi a seguito di un verbale dei NAS che intimava all’ASP cosentina di procedere all’immediata sospensione, per ragioni di sicurezza di alcune attività interessate, conferma, anche in questa circostanza, una carenza di interventi di ammodernamento e ristrutturazione nei presidi ospedalieri. Ciò è comprovato anche dal fatto che solo in questa settimana e dopo una trafila durata anni la regione è riuscita a mobilitare le risorse previste dall’ex articolo 20 della legge finanziaria del 1988. Assieme a ciò, che rimane il limite primario, si denotano anche inefficienze e carenze quotidiane che testimoniano anche qui una confusione di responsabilità e non sempre un adeguato svolgimento delle proprie funzioni. Ora che nessuno pensi ad altro né tantomeno, con tutto il rispetto, la programmazione sanitaria può essere affidata ai NAS. L’ASP deve dire entro quanti giorni rimuove le inadempienze riscontrate per ripristinare l’ordinario svolgimento delle prestazioni. A chi vorrebbe utilizzare questa circostanze terze ricordo che la programmazione sanitaria per legge è affidata alle regioni di concerto con i sistemi territoriali ( i sindaci). Che per quanto riguarda la programmazione regionale, dentro un sistema regionalizzato, quello di Trebisacce è considerato “presidio di confine”, essendo collocato in un’area di confine con la vicina Basilicata. Già oggi questo territorio ha una fortissima emigrazione sanitaria proprio verso la vicina Lucania. Provocando un doppio danno sia per le casse regionali che per le stesse tasche dei cittadini utenti. Proprio per queste ragioni che nel panorama ospedaliero calabrese sono uniche (eguali solo a Praia a Mare) il piano sanitario regionale in discussione prevede per il presidio ospedaliero di Trebisacce una funzione mista per acuti e non acuti, giusto al fine di recuperare utenze calabresi e risorse calabresi. E’ in questo quadro però, per quanto mi riguarda, che va aperta una discussione nel territorio che partendo da una domanda di salute che oggi può essere riscontrata e certificata si possa meglio modulare l’offerta sanitaria del presidio. Sapendo che la programmazione deve essere uno strumento condiviso e reso esigibile. Ci sono quindi tutte le ragioni che non sono né localistiche né di retroguardia ma anzi rispondono a bisogni e interessi generali del sistema sanitario calabrese che ormai da tempo e non solo in questa circostanza denota disfunzioni e carenze. Si faccia di questa occasione un’occasione per migliorare offerte sanitarie e non per dividere popolazioni e operatori. Trebisacce, 17/07/2009 |



